venerdì 6 gennaio 2023

 UNA VIA IMPERSONALE CON CUORE?

Ringrazio Gianluca Visconti e Guido Colombani per i loro acuti interventi. E anche Giancarlo Trombetti per il suo punto di vista. In generale sono d’accordo con quello che dicono. Per esempio: “Crudele è un'etichetta che la nostra mente applica a questo mondo perché non accetta la violenza dell'esistenza. Il mondo è così com'è, qui e ora, e non è né buono né cattivo. Dire che è crudele è un giudizio della nostra mente, mentre il mondo, la vita è semplicemente così come è. È la legge mistica universale” . “La vita è semplicemente così come è”. Verissimo, e questa è l’essenza del Buddismo. Vedere le cose come sono. Capire che il mondo è un flusso di processi, senza alcuna sostanza stabile, un flusso dunque impersonale di fatti. Il Buddha rifiutò l’assurdità di un dio creatore (chi ha creato il dio creatore? ) e rifiutò anche l’idea di una sostanza stabile di qualunque tipo. Non c’è niente nella nostra esperienza che faccia pensare a una sostanza stabile. Vorrei fare comunque qualche considerazione. Credo che per trattare questo tema, almeno per un Buddhista, occorra fare riferimento all’illuminazione.
Se qualcuno di voi ha mai avuto un’esperienza di illuminazione sa che un condensato che se ne può fare sta tutto in questa frase: “TUTTO E’ IMPORTANTE, NIENTE E’ IMPORTANTE” .
Partiamo da “niente è importante” . Anche per semplice riflessione ci rendiamo conto di non essere, noi stessi, per niente importanti, nemmeno un granello di sabbia o un atomo nell’universo. Se poi vediamo che tutto è impermanente, che il tempo, si fa per dire, scorre attraverso di noi, questa è la VACUITA’, l’assenza di sostanza stabile. Questa è la visione di come stanno le cose.
D’altra parte “tutto è importante” . Che significa questo? Che la nostra realtà relativa è fatta di carne e ossa, di sensazioni, percezioni, pensieri e che mentre percorriamo la nostra vita dove non c’è nulla di realmente stabile, noi percepiamo, pensiamo, soffriamo.E’ vero, probabilmente ‘crudele’ non era la parola adatta, ma la sofferenza esiste e difatti il Buddha la classificò come la prima nobile verità, sofferenza che è dovuta all’attaccamento (seconda nobile verità) e chi di noi, non essendo monaci, non è attaccato almeno ai nostri cari? Chi di noi non soffrirebbe a morte per la crudeltà dell’atto di un terrorista islamico che con una lama seghettata tagliasse LENTAMENTE la testa a un nostro caro (è successo) ? Quindi la definizione più esatta è che “il nostro è un mondo predatore” , frase che cito spesso. Ma questa predazione, quando succede ad altri esseri la possiamo anche tollerare o astrarla, quando ci tocca in prima persona è un altro affare.
Il Buddha storico praticava i 4 ‘Infiniti’ cioè le 4 meditazioni su benevolenza, compassione, gioia altruistica, equanimità. L’equanimità è la più alta ma come un tavolino a 3 gambe, se non avesse le 3 gambe non starebbe in piedi; non sarebbe equanimità ma indifferenza. Invece la com-passione, l’identificarsi con la compassione di altri esseri, permette di avere lo stato sublime dell’equanimità che è l’ultimo dei 7 gradini dell’illuminazione. Questo per dire che anche l’equanimità ha bisogno degli altri 3 stati sublimi, benevolenza, gioia altruistica, COM-PASSIONE. Se quindi è vero che la via alla liberazione è una via impersonale, il percorrerla richiede ‘cuore’ . E’ uno dei tanti paradossi della via del risveglio, impersonalità con il cuore.
In quanto alla legge mistica, mai il Buddha storico ne ha parlato. Altrimenti si creerebbe un altro ENTE che avrebbe in mano il destino dell’universo, una sostanza eterea e misteriosa, insomma un dio senza chiamarlo dio. Il Buddha ha invece parlato della COPRODUZIONE CONDIZIONATA che spiega l’origine dei fatti e che non è impossibile da comprendere, anzi va compresa. Se si vuole basta cercare su Google, si troveranno pagine e pagine. Misticismo è però la via del risveglio, via del vedere le cose come sono e come vengono in essere (appunto la coproduzione condizionata –si chiama Visione profonda-) ,via che presuppone purezza di cuore ma anche cuore.

venerdì 7 maggio 2021

 

COVID, VISIONE PROFONDA, LIBERAZIONE DELLA MENTE

Ieri sera ho avuto una discussione sulle vaccinazioni anti-Covid. Per non appiccicare etichette definirò la persona con cui ho avuto questa discussione come un familiare. Tutto è nato da una mia osservazione riguardo a un assembramento di persone in un bar di Lucca da cui ho tratto la conclusione che alla fine dell’estate ci ritroveremo con una nuova ondata pandemica. L’altra persona ha contrastato questa mia osservazione, asserendo, se ricordo bene, che, uno non era detto e due che allora a cosa servivano i vaccini? Premetto che io sono vaccinato e l’altra persona si rifiuta di fare la vaccinazione. Non voglio qui falsificare la sua opinione, perciò non entrerò nelle sue ragioni. Basti dire che la discussione è partita piano piano, poi accelerando e divenendo sempre più accesa fino a sfiorare (ebbene sì) punte di avversione reciproca. Sfiorare, sia chiaro. Dirò quali erano le mie ragioni non per sopraffare quelle dell’altra persona, ma perché le ricordo meglio. Sostanzialmente dicevo che l’esperienza inglese ci dimostra, empiricamente,  come la vaccinazione di massa porti a livelli minimi la presenza del covid e che anche qui in Italia i milioni di già vaccinati stanno riducendo il numero dei contagi che pure resta ancora alto. Mi veniva obiettato che la riduzione dei casi è dovuta alla bella stagione, come ha dimostrato l’esperienza dell’anno passato, e che se il covid, come dicono, ritornerà verso il prossimo autunno-inverno, a che scopo vaccinarsi? Corro il rischio, e lo so, di falsificare le sue posizioni ma quello che mi interessa adesso non è capire chi avesse ragione, quanto il notare come nel climax della discussione sempre più ci scaldassimo. Quando ci siamo lasciati con uno sforzo (reciproco) di non arrivare a punte più estreme, ricordo di avere detto: “Certo che è un argomento divisivo!” . Andando verso casa riflettevo su questo e su un mio certo risentimento (sono onesto su ciò) , immaginando che anche l’altra persona provasse la stessa cosa. ‘Dormiremo?’ . Mentre guidavo, riaffiorava in me un po’ della pratica di Metta, cioè la meditazione di benevolenza, cercando di smussare le nostre reciproche asperità. ‘Forse abbiamo una parte di ragione tutti e due’ mi sono detto. E comunque percepivo, anche se in maniera un po’ offuscata, la VERITA’ DELLA SOFFERENZA LEGATA AI PUNTI DI VISTA ED ALLA LORO DIFESA. Ho continuato a pensarci, cercando appunto di vedere le reciproche ragioni, e questo mi ha portato un po’ più di calma. Ciò nonostante, confesso di avere fatto un po’ di fatica ad addormentarmi. E conoscendo l’altra persona, penso che anche per lei sarà stato così.

Stamattina, appena sveglio, sono andato alla cosa con mente più calma (e questa è una cosa appresa negli anni: far passare una notte aiuta a non prendere di petto i fatti) . E ricordando, ho avuto un episodio di VISIONE PROFONDA e di LIBERAZIONE DELLA MENTE. Ho ricordato che ieri sera cercavo di conciliare i due aspetti della discussione pensando ‘avremo ragione entrambi?’ ma ho visto subito, intuitivamente, che era una visione limitata del problema. I due punti di vista, espressione didue ego autocostruitisi diversamente durante la vita (karma) , avevano entrambi buone frecce al loro arco, quindi HO VISTO che non si trattava di dire ‘io ho ragione e l’altro no’ e che anche ‘avremo una parte di ragione entrambi’ era insufficiente e NON AVEVA UN CRITERIO DI VERITA’ . E allora ho visto che, in ultima analisi, entrambi i punti, con le loro reciproche verità parziali, erano però vuoti di una verità ultima, assoluta, indipendente. Ho percepito con ironia e gratitudine l’episodio di ieri sera come VACUITA’, assenza di sostanza di verità vera! Ho avuto, intuitivamente, una visione profonda sulla natura della realtà, dove NIENTE HA VALORE ASSOLUTO e l’unica verità assoluta è che NON ESISTE UNA VERITA’ ASSOLUTA. Sì, è stato davvero uno squarcio di VISIONE PROFONDA, ho visto l’universo e la sua vuotezza. Mi è venuta una gioia ironica e felice: l’altra persona l’ho considerata IL MIO MAESTRO perché mi ha portato a VEDERE. Che cosa poi? Che l’attaccamento ai punti di vista porta sofferenza, offuscamento ed è un ostacolo alla liberazione. Che poi è il messaggio del Buddha e di Nagarjuna.

Ecco, si può definire questa come una visione trans-mondana. A volte, in passato, ho parlato di realtà ultima. La realtà ultima è che non esiste realtà ultima. Viviamo sulle sabbie mobili della mente. Ma allora, poiché viviamo nel mondo, con i suoi problemi, che atteggiamento possiamo avere? Che decisioni possiamo prendere? La risposta è: quelle che ci sentiamo di prendere, sapendo però, vedendo che provengono dai nostri condizionamenti, da come ci siamo costruiti nel tempo. Sapendo che esse sono condizionate e avvelenate dalle nostre predisposizioni, che sono sempre, sempre, espressioni di un ego che vuole affermarsi. La visione profonda, la liberazione della mente porta anche a considerare queste nostre risposte al mondo con compassione. Siamo solo dei miserelli alle prese con problemi di una realtà complicata e insondabile se non a una visione profonda e liberatrice. Liberatrice perché sapremo che ogni nostra decisione, punto di vista, giudizio, credenza, pure nella sua necessità (il mondo sempre ci richiede queste cose) non avrà una capacità assoluta di essere vero e veritiero, sarà relativo e in ultima analisi un’espressione dell’ego.

 

domenica 6 dicembre 2020

 

MICIDIALE MISTICISMO MADHYAMIKA

C’è una meditazione micidiale che vi voglio proporre. Perché micidiale? Perché distrugge ogni cosa sul suo cammino. Perché misticismo? Perché porta a una condizione pulita della mente, ripulendola da ogni ciarpame ‘spirituale’ . Come una scopa o , se vogliamo, un aspirapolvere impazzito che elimina ogni cosa che trova, indifferente al suo contenuto. Pulire la stanza, renderla luminosa. E’ questo lo scopo di questa meditazione. I buddhisti accorti potranno obiettare che non c’è nessuna stanza reale, ma qui abbiamo a che fare con una pratica soteriologica, una metodologia di liberazione.

Cominciamo con una breve pratica di ‘metta / maitri’ (benevolenza) rivolta a noi stessi. Ci auguriamo ‘salute, felicità, liberazione’ perché abbiamo qualche merito, quello di una ricerca spirituale (che non è da tutti, in effetti) . Subito dopo però cambiamo registro. C’è un altro mantra che occorre ripeterci con una certa continuità: ‘Senza scopo, senza direzione’ . Perché senza scopo: Perché ogni scopo, anche quello più spirituale, è una proiezione dell’ego. Dobbiamo dunque osservare la nostra mente alla luce della potente e bruciante lampada del ‘senza scopo’ . E, se siamo accorti, alla luce di questa lampada ci accorgeremo che ogni forma di ‘spiritualità’ è alla ricerca di qualcosa. L’ego vuole ‘prendere / afferrare’ qualcosa, sia pure la cosa più spirituale. E’ chiaro che questo è un primo passo distruttivo verso la nostra posizione di partenza: salute, felicità, liberazione perché abbiamo una ricerca spirituale. Beh, questi sono i paradossi del misticismo. Si parte da qualcosa per poi distruggerlo. Ancor peggio, da distruggere è ogni ricerca di Dio, del Paradiso, dell’assoluto, ogni nostra credenza, la santa messa, la madonna o che altro. Che siano tutte proiezioni dell’ego si vede dallo sgomento di una ‘santa’ vivente, sgomenta perché Dio non le parla. Perché Dio non parla al suo ego, spirituale quanto si voglia. E’ lo sgomento di tanti mistici cristiani del passato e della loro ‘notte oscura’. Ci sarebbe molto da dire su questo, ma…

Dunque esaminiamo ogni cosa che si presenta alla mente, sia contingente, sia ‘spirituale’ , alla luce del ‘senza-scopo’ . Potremo verificare, se lo vogliamo e se abbiamo l’onestà di farlo realmente, come la nostra ‘spiritualità’ sia solo un sottile tentativo dell’ego di affermarsi in qualche maniera. ‘Senza scopo’ ripulisce la stanza (una metafora, ovviamente) da ogni ciarpame che vi si è accumulato fin da quando i nostri genitori ci hanno inculcato (insieme alla Chiesa, alla scuola e al mondo) delle credenze o da quando, per ribellione, siamo andati a cercare qualche esotismo, compreso il buddhismo, soprattutto certi tipi di buddhismo. E mentre ripuliamo la mente da tutti i ciarpami, credenze e liturgie, completiamo l’opera con l’altra frase: ‘Senza direzione’ . Se facciamo pulizia e non c’è più nulla da afferrare, non c’è più niente verso cui dirigersi. Alè! C’è solo il Qui e Ora!

E’ ovvio che qui c’è un’altra contraddizione. Vogliamo raggiungere lo scopo di non avere scopo. In fondo è una pratica di auto-distruzione. Però la contraddizione resta, non riusciamo a superarla. Non riusciamo a raggiungere questo risultato. Entra allora in scena la terza osservazione: ‘SENZA RISULTATO’ . Non conseguendo nessun risultato, la mente non può afferrare e si crea spazio, spaziosità, si consegue una (momentanea) liberazione della mente, una cetovimutti . C’è però ancora una traccia del sé, che ha ottenuto il risultato di nessun risultato. Possiamo allora passare a una quarta proposizione: Non cercare nemmeno il risultato di nessun-risultato. Si torna alla vita normale con un’altra qualità. Si arriva cioè a vedere l’assenza di confine tra la vita ordinaria, il samsara, e il Nirvana : “Whatever is the limit of Nirvaana, that is the limit of cyclic existence.
There is not even the slightest difference between them, or even the subtlest thing" (Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25 ) . E’ lo sguardo sul mondo che è cambiato!

 

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Meditazione ogni sabato a S. Andrea di Compito, viadella Torre n. 9, dalle ore 15,30 alle 16,10. La partecipazione è libera e gratuita. Tel. 388 44 63 325

lunedì 9 settembre 2019


Devo fare un’autocritica che riguarda la mia attività di insegnamento di Taiji quan e Kungfu. L’autocritica riguarda il mio essermi schiacciato a un livello medio durante la pratica, in ciò non differenziandomi da tanti altri corsi che vi sono in giro. Livellandomi, in sostanza, a un livello di istruttore invece che di maestro. Che poi sia bravo (o meno) ha poca importanza. Cos’è un maestro rispetto a un istruttore? E’ un maestro sì dell’arte che insegna, ma principalmente deve essere un maestro di vita. Sorge allora la domanda: perché mi sono volontariamente limitato? La risposta, sta, a mio parere, nella profondità della mia pratica meditativa. Sono 32 anni che pratico meditazione e in questo lungo periodo ho avuto esperienze anche, talvolta, di livello superiore ma soprattutto ho dato, alla mia pratica meditativa, il praticare già, qui ed ora, quello che è lo scopo finale della stessa: la liberazione, che poi è la libertà. Essendo profondamente impregnato da questo concetto, mi sono fatto un dovere di non limitare mai la pratica di vita e di pensiero di altre persone, sentendo un mio intervento nelle loro vite come un’imposizione. Riducendo così il mio insegnamento ad una (quasi) pura esposizione tecnica, con poche tracce di quella che è la mia visione spirituale e del mio modo di essere e di praticare più intimo. Questo, negli anni, mi ha anche portato a varie crisi personali, quando mi chiedevo: cosa ha a che fare la mia pratica e visione più interna, personale, con l’insegnamento, ad es. , del Kungfu? Risolvevo poi queste crisi in varie maniere, una delle quali era: fare kungfu mi diverte, fare Taiji mi piace e finché mi piacciono li faccio. Era un modo di esorcizzare il problema che però spesso si ripresentava, magari in maniere leggermente differenti. Bene, credo di essere arrivato a un punto in cui non posso / non voglio più eludere il problema. Il senso di questa mia svolta sta nella frase: SALIRE (e FAR SALIRE) A UN LIVELLO SUPERIORE.
La mia pratica meditativa è scarna: non vi sono altarini, né incensi, né divinità, né capi, né dei né dio. Pure, e anzi forse proprio in virtù di questo, può portare veramente in alto. A stadi di assorbimento meditativo che non solo NON ESCLUDONO DAL MONDO ma anzi fanno, della pratica nel mondo, il loro asse portante. E quello che ho scoperto è che possono innescare meccanismi di AUTOGUARIGIONE, cosa che io stesso ho sperimentato in varie occasioni durante la vita. Recentemente alcune persone mi hanno chiesto di aprire un corso di Qigong. Avrei anche potuto farlo, anche perché sotto questo nome si può mettere di tutto, ma la mia razionalità ed onestà mi impedivano di scegliere una via in cui realmente non credo. Non credo, ad es. , nella pratica dei 6 suoni. Credo però che la mente possa portare anche a pratiche semi-miracolose. Il metodo meditativo che pratico può portare a livelli di assorbimento mentale profondi, a produrre insomma un livello di onde mentali alfa. Quando si è a quel livello, poiché corpo e mente non sono separati, si può volgere la mente all’autoguarigione. Anche di recente mi è capitato di farlo. Ma il sentiero meditativo è contraddittorio: se cerchi risultati non li ottieni. La mente va perciò purificata abbandonando la ricerca di risultato. E questa è anche la via dell’illuminazione, della liberazione. Perciò bisogna prima guarire la mente e solo dopo si può pensare al corpo con efficacia.
Ad ogni modo non propongo miracoli: certe cose le può guarire solo la medicina. Su altre si può lavorare. Quello che mi interessa comunque, per la mia stessa salute mentale, è lavorare a un livello superiore, infischiarmene di avere allievi o addirittura non averne, lavorare per quei pochi che sentono il bisogno di un livello superiore. Perciò mi auguro di riuscire a cambiare i miei corsi, in corsi di maggiore qualità. Finora il mio scopo era divertirmi: guardando a mie allieve ed allievi del passato che, specialmente nel Taiji, cercavano qualcosa di più elevato rispetto a una semplice arte marziale (ce ne sono tante) , mi viene il rimorso, la consapevolezza di averne tradito le aspettative. Certo non voglio perdere il divertimento e la piacevolezza che vengono da una pratica bene svolta: ma non voglio più limitarmi, voglio passare a DARE QUALCOSA DI PIU’! Voglio venire incontro al desiderio, spesso inconscio, di coloro che si avvicinano al Taiji (e al Kungfu) di accedere a qualcosa di veramente eccellente, a una pratica straordinaria che cambia la vita.


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sabato 13 luglio 2019

Ovvero: Come Matteo Salvini può aiutarci a

LIBERARE LA MENTE CON IL TETRALEMMA
Chi non è interessato ad ‘andare oltre’ la quotidianità della propria mente può anche smettere di leggere. Chi invece anche solo intuisce che forse il funzionamento ‘normale’ della mente non è particolarmente sano, può andare avanti. Questa che vi propongo è una meditazione basata sul catuskoti o ‘tetralemma’ buddhista.
Recentemente mi sono lasciato catturare dalla discussione ‘reale’ di questi tempi, quella sui migranti ed ho espresso alcune considerazioni che qualcuno ha applaudito e qualcuno ha criticato. Poiché per fortuna un senso di autocritica è sempre presente in me, oggi, durante la meditazione del sabato, ho sottoposto la questione all’analisi con il tetralemma (la critica alle 4 asserzioni) buddhista. Una breve chiarificazione sugli scopi del buddhismo, per prima cosa. Nonostante asserzioni interessate contrarie, il Buddhismo è una religione, ha infatti una finalità liberatrice (soteriologica) , una finalità ad andare oltre questo mondo. Ma è una religione non basata sulla fede, su qualcuno o qualcosa da adorare, non è insomma teista. In realtà è una scienza della mente che però non si limita a una sorta di psicanalisi ma vuole andare ‘oltre’ . E’ una scienza mistica dove viene messo in discussione il sé, il concetto dell’io e del mio, per andare a una visione profonda del reale, a una visione diciamo impersonale dei fenomeni di questo mondo, una visione che è per sé liberatrice. Infatti Buddha non è un nome ma significa ‘risvegliato’ e quindi liberato, libero.
Fatta questa digressione, vediamo come si applica a un fenomeno della vita di oggi, quello dei migranti. Per comodità prenderemo il nome di quel personaggio che, nel bene o nel male, più rappresenta il fenomeno, Matteo Salvini. Ancora una premessa: non farò nessun discorso politico e anzi mi autocritico per averne fatti. Quello che mi interessa è portare la mente ad essere libera, non a prendere parte. E’ un discorso che sfocia in una delle quattro ‘residenze infinite’ , quella dell’equanimità.
Matteo Salvini. Sono favorevole al suo discorso sui migranti. Ma in realtà questa è una proiezione del mio ego, un attaccamento a una situazione che l’ego vede minacciata (si ricordi Oriana Fallaci) . Quindi, dal punto di vista della liberazione della mente, una mente che approvi il discorso sui migranti di Salvini, non è una mente libera in quanto attaccata alle sue proprie verità.
Matteo Salvini. Sono contrario al suo discorso. Ma in realtà questa è una proiezione del mio ego, un attaccamento a una concezione assolutistica in cui Salvini rappresenta il non-misericordioso, insomma il male. Quindi anche la negazione del discorso salviniano non è che una proiezione ideologica del mio ego. Anche qui niente a che fare con la liberazione della mente.
Terza ipotesi: Salvini ha sia ragione che torto. Un’ipotesi che sembra più ragionevole. Andandola però a ‘vedere’ meglio, ci si può accorgere come, in maniera certo più sottile, il mio (il nostro) ego stia tentando di salvare capra e cavoli. E dove l’ego è presente non si può parlare di purificazione / liberazione della mente.
Quarta ipotesi: Salvini, né ha ragione né ha torto. Questo sembra un po’ il rovescio della precedente ed essendo basato sul “né…né” è senz’altro ancor più sottile ma l’ego vi è ancora presente, sia pure a livello larvale. Negando anche questa ipotesi, la mente arriva al vuoto, a un corto-circuito mentale che non lascia alcun spazio di manovra all’ego. Si arriva cioè all’equanimità rispetto al mondo, all’andare ‘oltre’ , che è lo scopo di questa scienza della mente.
Certo, l’attaccamento è contrario a tutto ciò. Anche grandi mistici cristiani sono arrivati a questo, per altre vie, e sono rimasti letteralmente sgomenti, poiché erano attaccati alle loro concezioni. Ecco che allora hanno parlato di una ‘notte oscura’o del ‘silenzio di Dio’. Io stesso ad un certo momento della vita ho ‘partecipato’ ad un’esperienza di risveglio, un satori temporaneo. Perché? Perché ero, allora, senza attaccamento. La stessa esperienza, ripetuta anni dopo, mi creò sgomento. Perché? Perché nel frattempo avevo sviluppato molti attaccamenti. Purtroppo anche ora mi sono lasciato andare ad esporre dei punti di vista. E i punti di vista non hanno niente a che vedere con la liberazione della mente.
I concetti ci servono nella vita di tutti i giorni. Se però vogliamo ‘andare oltre’ dobbiamo abbandonarli. Sono proiezioni di un ego che vuole affermarsi.
Ripeto: questo non è un testo politico: è un testo sulla liberazione della mente (cetovimutti) .
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domenica 6 gennaio 2019

IL SILENZIO DELLE COSE

Durante i ritiri che faccio all’inizio di ogni anno mi accadono sempre delle esperienze. Quest’anno l’esperienza può essere definita IL SILENZIO DELLE COSE. Come qualcuno saprà, la ‘parola d’ordine’ a cui doveva essere improntato questo ritiro era ‘LE COSE COME SONO’ . Questa parola d’ordine ha due vantaggi: è il fine, la visione finale della meditazione e nello stesso tempo è il mezzo con cui giungere a questa visione. Essa implica una pratica pregressa di consapevolezza (sati ) che permetta di riconoscere istantaneamente i vari stati mentali che si presentano. Quando questi stati mentali sorgono, si sa che sono dovuti a CAUSE e CONDIZIONI. C’è sempre, insomma, un motivo per cui sono sorti. Banale ma profondo. Le ‘cose come sono’ è appunto vedere il sorgere di questi stati mentali, comprendere che sono originati da cause e condizioni (questo avviene in un lampo) e accettarli senza dare giudizi e senza reprimerli. La mente è fatta apposta per pensare! Nell’insieme è come dire: ‘Questa è la mia attuale fotografia mentale’ . Si può dare un giudizio su una foto (non su ciò che è ritratto, ma sulla foto stessa) ? No, l’accetti, è solo la foto di un momento. In quel momento tu eri così e se sorridevi o eri arrabbiato era perché vi erano cause e condizioni per questo. Questo lo sai, quindi non ti arrabbi o gioisci per il ‘supporto’ ‘foto’ (pensiamo soprattutto a un supporto cartaceo) . Ne prendi atto.
Ecco, arrivare alla visione delle ‘cose come sono’ , è proprio questo, arrivare a vedere senza appiccicarvi sopra un giudizio mentale, positivo o negativo. E’ come il famoso discorso della tazza che qualcuno vede mezza piena e qualcuno mezza vuota (GIUDIZIO) . La tazza è semplicemente piena a metà (VISIONE CORRETTA non inquinata dal giudizio) .
Bene, stamani, nel mio contatto con ‘le cose come sono’ , ho percepito il loro silenzio. Cioè, non mi dicevano niente. C’era un po’ di delusione, come a dire: ‘Tutto qui? Tutto qui, le cose come sono?’
Contro questo silenzio si sono urtati molti mistici o ‘santi’ . Specialmente i cristiani si aspettano sempre, nella loro ingenua fede, che il loro dio, definito ‘personale’ o almeno un angelo, venga lì e davvero gli parli. Tutti delusi: Teresa d’Avila, San Giovanni della Croce, Teresa di Calcutta… Cito quest’ultima in particolare in quanto contemporanea e cito il suo sgomento per non aver mai sentito Dio parlarle…
Bene, io ho fatto, in meditazione, questa riflessione: ‘Ma non sarà una pretesa del mio ego che le cose mi parlino, che le cose abbiano un senso?’ . L’ego, il sé, vuole sempre arricchirsi, vuole praticare per ‘afferrare’ (nelle religioni teiste con la preghiera, con cui si vuole quasi sempre afferrare qcs, se non altro un contatto con Dio, Allah, Jhavè) . Se non divento meraviglioso, se non acquisisco qualche alone particolare, a che scopo darmi tanto da fare?
E se invece non vi fosse nulla da conquistare? E se ‘le cose come sono’ fossero appunto silenziose, non dicessero niente?! E se la voglia di trovare un significato nelle cose non fosse altro che il costante bisogno di appropriazione e proiezione dell’ego?
In effetti, questo è! Le cose sono oggettivamente come la tazza di cui sopra. Silenziose. Questo è tutto quello che possiamo verificare. Tutto il resto è inquinato dalla nostra propensione e dai nostri desideri (anche ‘spirituali’) che appioppano etichette su ciò che semplicemente è.
E’ questa consapevolezza che ha illuminato la mia mente e mi ha portato all’assorbimento meditativo del primo Dhyana / Jhana. Quando la mente è concentrata piacevolmente, sviluppa piti ‘delizia’ che si sviluppa a sua volta in passaddhi ‘calma’ che ancora si sviluppa nel samadhi , l’assorbimento meditativo. La mente passa in automatico ad osservare se stessa, a notare i livelli di cambiamento che avvengono in se stessa. Buddha significa Risvegliato, risvegliato alle cose come sono e non a come l’ego vorrebbe che fossero.
CENTRO DI MEDITAZIONE SAMATHA-VIPASSANA, S. Andrea di Compito - Lucca. OGNI SABATO ORE 15,30. Tel. 0583977051; e-mail: asiaticus@tele2.it
"Whatever is the limit of Nirvaana
that is the limit of cyclic existence.
There is not even
the slightest difference between them,
or even the subtlest thing"
"The Pacification of all objectification
and the pacification of illusion:
no dharma was taught by the Buddha
at any time, in any place, to any person"
(Nagarjuna, Mulamadhyamakakarika 25)
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lunedì 13 agosto 2018


AH, L’ESTATE 2018!
Ho visto più cose di me in questa estate che in parecchi anni passati.
Siamo andati a vedere un concerto di GG a Viareggio. Non dirò con chi ero, non importa. Fatto sta che sono stato coinvolto, controvoglia, nella disobbedienza (civile ovviamente) a certe regole che ci erano state imposte sul momento, regole vere o presunte riguardo alla sicurezza. Questo mi ha colpito fortemente, psicologicamente e mi ha creato, quella sera, uno stato di profondo disagio. Mi è venuto forte il contrasto con quello che ero tanti anni fa, quando sarei andato a nozze con gioia con la disobbedienza, fiero della mia trasgressività politico-sociale. Ed eccomi ora, pensavo, ridotto a una larva obbediente a tutte le regole (o quasi) . E questa, pensavo, è una presa di coscienza reale di quello che sono diventato nel tempo. Non c’è quasi più niente del Loriano di una volta. E la colpa è della meditazione, dell’attenzione quasi ossessiva all’osservazione degli stati mentali. Così guardo alla mia storia passata con un misto di osservazione curiosa: vedo quello che ero, vedo i cambiamenti che si sono prodotti nel tempo, vedo quello che sono ora. Un disastro! O una liberazione! Dipende.
L’altra sera abbiamo visto un film al cinema all’aperto, ‘Mamma mia’ , una sorta di musical. Non mi sono mai piaciuti i musical ma film come ‘Grease’ hanno senz’altro un valore. Così, non male predisposto, sono / siamo andati a vederlo. Che disastro: Mentre lo guardavo, all’inizio con pazienza, vedevo quanto era insulso e come i modelli che proponeva fossero fasulli, i modelli di una vera o presunta ‘festosità’ del superficiale, i modelli dell’aperi-cena (così lo definisco io) , dello spritz e di quella socialità sopra le righe che si vede nella pubblicità degli aperitivi, delle birre, dei cellulari. Così non ho potuto trattenermi dal dire: ‘Che boiata’ (mancava il ‘pazzesca’ di Paolo Villaggio) . Una nostra amica era anche più radicale: “Ci meritiamo davvero i Salvini!” . In passato mi sarei alzato sdegnosamente e me ne sarei andato. Ora invece sono rimasto pazientemente a vederlo (e un po’ a guardarmi, a vedere se potevo sopportare con pazienza) . Quando siamo usciti, ero un po’ cupo (forse per lo sforzo che avevo fatto nel trattenermi) e mi è stato fatto notare dalla mia compagna. Ho cercato di dissimulare, per non essere sempre il solito critico, ma credo si capisse bene. Però, quasi subito, mentre camminavo, sono stato colpito dalla consapevolezza che il mio atteggiamento era ‘di parte’ e non in linea con la mia pratica meditativa che esige di non dare giudizi, di non discriminare, di non ‘prendere parte’ (o perlomeno di ridurre al minimo queste attività mentali) . E mi sono detto che non ero poi così diverso da quelle persone che in quegli stessi giorni mi stavano criticando velenosamente, sul web, per certe mie attività nel Kungfu. La differenza che ho visto era che queste persone mi hanno fatto un attacco personale pieno di astio, io facevo un attacco a un genere di film e non a delle persone. Mi sono poi detto: “C’è però davvero differenza?” . E ho visto che non ce n’era molta.
Sono stato al funerale del mio caro amico Domenico. Mentre ero in chiesa, ho praticato la consapevolezza e la visione. Ho visto i miei cambiamenti, ho visto come grazie a queste ultime esperienze mi sembra di avere fatto un ulteriore salto in avanti, un salto in avanti che però mi immobilizza di fronte a tanti aspetti della vita. Mi è sembrato di essere tornato agli inizi della mia pratica. In che senso? Nel senso che ho visto ad es. tanti aspetti negativi che, negli anni, avevo mantenuto (uno era la mia ‘famosa’ risatina sarcastica di fronte a certe asserzioni; uno era stata la mia criticità radicale verso fedi
religiose o politiche, la mia pseudo-superiorità intellettuale, insomma la mia presunzione) . Ho visto tutto questo e, come all’inizio della mia pratica, HO ACCETTATO. Ho accettato che quella era la mia fotografia di un momento X, un modo di essere per cui c’erano cause e condizioni. Nello stesso tempo prendo atto e anche accetto la mia profonda mutazione, mutazione rispetto al modo di porsi della maggior parte delle persone (anche per questo faccio questa dichiarazione pubblica) , una mutazione profonda che a volte mi mette in crisi e mi fa capire cos’è la mente di un monaco. Ecco, la meditazione di consapevolezza e visione profonda (Vipassana) davvero cambia le persone. Se in meglio o in peggio, ognuno lo giudicherà per sé. Liberarsi, liberare la mente, porta a una sorta di trascendenza e anche di estraneità (ma mai di ostilità) rispetto a questo mondo.
Le sedute comuni di Meditazione si svolgono ogni sabato pomeriggio, dalle 15, 30 alle 16,30 circa, a S. Andrea di Compito (Lucca) - Via della Torre 9.
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CHIUNQUE E’ BENVENUTO
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